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Ambulatorio per la cronicità – a Frassino già operativo

Ambulatorio per la cronicità – a Frassino già operativo

Nuova iniziativa per la Asl CN1: arrivano gli ambulatori infermieristici per le cronicità.

Un progetto nato da una sperimentazione cominciata a Saluzzo, e ora esteso in tutto il resto dell’Asl. Di che si tratta? Di ambulatori gestiti da infermieri specializzati nel seguire pazienti affetti da patologie croniche: scompenso cardiaco, rischio scompenso, diabete (ma ci sono anche i 13 ambulatori dedicati), BPCO (bronco pneumopatia cronica ostruttiva), presto anche la patologia renale cronica (e già si lavora sulla salute mentale in ambito giovanile), che da sole rappresentano la quasi totalità delle cronicità degli over-65. Gli ambulatori della Salute avranno in carico 969 pazienti in tutta la Granda.

Sono queste le “nuove epidemie,” causa di oltre il 50% di frequenti ricoveri ogni anno, con intasamento degli ospedali, allungamento dei tempi di attesa e disagio per i pazienti. In questo contesto l’ambulatorio della salute è la strategia specifica e vincente dell’Asl CN1: nato per garantire accessibilità ai servizi in un territorio ricco di valli è uno snodo virtuoso tra medico di famiglia e specialista, con un piano di cure monitorato.

E l’infermiere è la figura centrale nell’ambulatorio: agevola il lavoro di medico di famiglia e specialista, svolge una funzione proattiva e di monitoraggio del paziente. Anna Maddalena Basso è la responsabile del servizio delle professioni sanitarie: «Abbiamo accesso al Master dell’infermiere di famiglia e di comunità per una formazione che consenta all’infermiere di evolvere da figura puramente prestazionale a professionista con un ruolo proattivo». Noto lancia un patto tra le Istituzioni: «Serve un patto con tutti gli attori istituzionali: comuni, medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, farmacie convenzionate (la recente convenzione regionale per formalizzare la cosiddetta “Farmacia dei servizi”, ndr), pazienti e loro caregiver. Stiamo lavorando anche all’individuazione di un agente di salute laico, nei vari Comuni, o pazienti e familiari esperti, convinti come siamo che il futuro della prevenzione e il successo del nostro ambizioso progetto passi anche attraverso il coinvolgimento di chi, direttamente o indirettamente, vive la malattia». Nel progetto ha un ruolo centrale anche l’ospedale (attore importante al momento delle dimissioni del paziente). Monica Rebora è il direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Santa Croce e Carle: «In uno scenario epidemiologico che cambia e richiede a noi di cambiare, l’azienda ospedaliera ha partecipato con convinzione ai progetti, scritti sempre a quattro mani, cosa non sempre scontata».

Sul territorio dell’Asl sono aperti 12 ambulatori, distribuiti nei 4 Distretti (precisamente a Saluzzo, Moretta, Paesana, Barge, Frassino, Boves, Dronero, Demonte, Garessio, Ormea, Fossano e Racconigi), che diventeranno 20 entro la fine del prossimo anno (con l’apertura di Mondovì, Ceva, Savigliano, Margarita, e altri due o tre ambulatori nella città di Cuneo). «Un percorso che interessa già un migliaio di pazienti sul territorio e che ha richiesto di superare numerose criticità – come ha ricordato Enrico Ferreri, coordinatore delle attività distrettuali dell’Asl – sia nel rapporto con i medici di medicina generale sia sul piano della formazione delle risorse infermieristiche». «Garantire la salute in ogni luogo e in ogni politica – afferma Giuseppe Noto, direttore sanitario dell’Asl CN1, ricordando lo slogan coniato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità –. Questa iniziativa segna un cambio di paradigma, disegnando una prospettiva di profonda innovazione che fa dell’Asl Cuneese un modello in Piemonte».

[Redazione unione Monregalese 11 ottobre 2019]